Dal punto di vista architettonico-compositivo, l’intervento si caratterizza come l’inserimento di una nuova struttura all’interno del perimetro definito dalle facciate storiche, sopravvissute all’incendio del 1992 che distrusse il tetto e gli spazi interni. L’edificio si articola su tre livelli. Al piano terra troviamo il cosiddetto “teatro della Dogana”, un’aula polifunzionale a tutt’altezza che può prestarsi a diversi utilizzi, un deposito a servizio della sala, uno spazio per regia e riunioni, la scala e i servizi. Al primo piano sono presenti spazi comuni per il co-working, in affaccio sulla sala sottostante, insieme con spazi di servizio. Al secondo piano si accede alla “promenade” aperta, dalla quale osservare le mura preesistenti e l‘apparato scultoreo di Cosimo Fanzago. Da questo spazio esterno, un’ultima scala consente di raggiungere il tetto-terrazza che affaccia sulla piazza Amendola, uno spazio belvedere dal quale intercettare visivamente le emergenze monumentali della città di Avellino. La pavimentazione di questa terrazza-belvedere riprende la nota bicromia tipica dell’architettura di Cosimo Fanzago. Dal punto di vista strutturale, l’intervento prevede la costruzione di un nuovo telaio metallico interno, usato anche per puntellare le facciate storiche, che supporta i solai intermedi in acciaio e la copertura in legno lamellare.
L’intervento rientra nelle linee guida del programma “Avellino, città inclusiva”, mirando a migliorare l’offerta di servizi alla comunità, rafforzando il ruolo sociale ed economico del centro storico e delle aree limitrofe. Questo recupero è parte di una visione più ampia che vede Avellino come una città sostenibile, innovativa, competitiva e inclusiva, destinata a diventare un punto di riferimento per l’imprenditoria giovanile e la valorizzazione del patrimonio culturale.