ARCHIVI CORVINO + MULTARI

Museo del XX secolo nell’ Arengario – Milano

Genitore / ID univoco:
FCRM-PR / FCRM-PR15
Estremi cronologici:
2000
Tipologia/Destinazione d'uso:
Restauro, Rifunzionalizzazione, Culturale - Espositivo
Comune/Provincia:
Milano MI
Descrizione:
Restauro e recupero funzionale dell’edificio dell’Arengario a Milano da destinare a museo del novecento

Il progetto dell'Arengario di Milano è concepito per essere un neo-luogo della città contemporanea.
Nel suo dialogo con il contesto urbano, nel suo svilupparsi dinamico verso l'esterno, come medium di comunicazione sociale e culturale, sta la funzione innovativa del museo, accanto a quella fondamentale di luogo di frequentazione per la diffusione e per l'insegnamento dell'immaginario artistico del Novecento.

La soluzione architettonica propone all'interno del complesso un insieme di strutture aperte che adoperano una rete verticale di collegamenti riproducendo in questo modo almeno una continuità tangibile e visiva tra gli elementi delle varie esposizioni. Proprio questo conflitto critico della non-omogeneità delle opere e dall'altro lato il conflitto architettonico ancora più sentito tra l'edificio pre-esistente e la sua angolazione verso Palazzo Reale provocano la ricerca di un'armonia che coinvolge l'intero progetto, in questo senso, sia gli interventi architettonici che le soluzioni per i vari percorsi possono essere descritti come sistemi di rapporti tra l'uno ed il tutto, tra l'arte e l'architettura, tra lo spazio ed il tempo, tra l'uomo e l'ambiente, tra l'uomo e l'opera d'arte.

Nell’impianto generale del museo, in stato nascendi, si ritrovano le geometrie “suprematiste” di Casimir Malevich che riuniscono Palazzo Reale e l'Arengario con l'ideazione di un volume trasparente a pianta triangolare: ne risulta un cortile che lascia notevole flessibilità alle installazioni scultoree di grandi dimensioni tipiche dell'arte contemporanea. Sulle fondamenta di Malevich, che riappare nella sperimentazione italiana del dopoguerra e nel minimalismo degli Anni Settanta, si definisce anche l'idea della sequenza dei percorsi espositivi all'interno.
Il transito, il passaggio, il viaggio che nasce in ogni momento di una visita ad un complesso museale sono le immagini che corrispondono al divenire dell'esperienza intellettiva e creativa dell'uomo. Il passaggio supera i conflitti, il transito accetta la coesistenza del prima e del dopo senza imporre una matrice di valori.
Mentre i tradizionali percorsi museali seguono i racconti delle grandi monografie della storia dell'arte, limitando la potenzialità semiotica dei visitatori nella ricezione e lettura delle opere esposte, il suggerimento del Trans-Museo è piuttosto la graduazione tra fissità e connessione in movimento.
La geografia museale riprende l'idea della rete ipertestuale: sui vari piani sì estendono gli spazi d'esposizione dedicati alle collezioni permanenti rispecchiando nella spazialità il fluire del tempo, senza nette divisioni dettate dal ritmo degli ambienti in una più immediata visione globale all'interno del museo.

La distribuzione delle opere segue rigorosamente la trasposizione dei vari periodi del Novecento in una stratificazione architettonica che ha il suo cuore pulsante nello spazio della Sala delle Colonne, collegata dallo scalone monumentale alla grande hall di ingresso affacciata su piazza del Duomo, dove una torre vetrata di collegamento e di comunicazione multimediale segna il rigenerato rapporto dell'edificio con la piazza.
La hall di ingresso, con i servizi al pubblico (biglietteria, informazioni, guardaroba), introduce all'intero complesso museale con l'opera Quarto Stato, sospesa nello spazio, che invita al passaggio nell'universo dell'arte:
- l'esposizione temporanea, nei due livelli ubicati nel piano alto della torre
- l'esposizione permanente, introdotta dalla Sala delle Colonne
- la Sala delle Cariatidi
- il ballatoio esterno, alla quota della Sala delle Colonne, punto di osservazione privilegiato sull'edificio
ed il suo collegamento con Palazzo Reale.

La Sala delle Colonne rappresenterà il cuore dinamico dell'Arengario: posta all'ingresso della mostra permanente, ne costituirà l'anticamera e il punto di partenza, di snodo verso molteplici approcci di visita, saranno esposte le opere scultoree più significative di ciascuna collezione e, nello spazio multimediale, si potrà prendere visione ed essere informati sugli spazi e le attività del museo.
Dalla Sala il percorso conduce ai piani sottostanti attraverso le 70 opere della sezione dedicata al periodo che va dalla fine dell'Ottocento a Boccioni, allestita al piano ammezzato, al successivo periodo che con circa 150 opere va dalla svolta metafisica allo "stile italiano", allestita al piano terra, fino a raggiungere il primo piano interrato, area espositiva di grande dimensione, adatta ad ospitare le sezioni dell'arte del Novecento tra le due guerre, il secondo dopoguerra e l'informale con 250 opere.
In linea con Piazza Duomo, formando le fondamenta materiali e ideali del museo, queste collezioni, che abbracciano cinquant'anni della storia dell'arte italiana, rendono possibile uno sguardo retrospettivo al cammino artistico del secolo passato al fine di poter individuare i sentieri che conducono ai nostri giorni, nella risalita meccanica e panoramica, all'interno del volume trasparente, che raggiunge gli ultimi tre livelli del museo dove la pittura accoglie l'eredità delle correnti precedenti al fine di far emergere le ultime espressioni delle collezioni dei gruppi di Milano, Roma e Torino, di circa di 60 opere e della pittura analitica, della transavanguardia e delle altre tendenze con circa 70 opere.
Il progetto del museo del Novecento è quindi una rilettura dell'opera, oltre che nella sua qualità e valore architettonico anche nel suo contesto più generale per un progetto di architettura che sia di conoscenza e trasformazione al tempo stesso.
Si tratta di un susseguirsi di minimi ma sostanziali interventi per i quali sono prioritari il recupero e la salvaguardia dell'esistente, avendo ben chiaro di evitare il rischio di una qualunque falsificazione, ma anche consapevoli che non è giusto eludere il tema della soluzione estetica dell'intervento nel suo insieme e nel dettaglio.
Si propone quindi un progetto rispondente ai criteri-guida del restauro, ma fondato sulla distinguibilità e sincerità espressiva del nuovo.

Committente:
Autore/Coautori:

Corvino + Multari

con Klaus Kada

Competizione / Risultato :
Stato progetto:
Concorso
Note/Bibliografia:


Sottounità Archivistiche:

Archivi C+M - Progetto realizzato con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale Governo del Territorio, ai sensi della L. R. 19/2019.